San Nicola Greco

Compatrono della Città di Guardiagrele

 

 

La vicenda biografica di San Nicola Greco
E’ tradizione degna di fede ascrivere San Nicola Greco alla vasta schiera di monaci di rito greco che vivevano e operavano in Calabria tra i secoli VIII e X.

Il monachesimo greco fu esportato nel Meridione d’Italia, in particolar modo, nel secolo VIII, quando, dopo l’editto del 726 con il quale l’imperatore d’Oriente Leone III Isaurico imponeva la cosiddetta iconoclastia (la distruzione di qualsiasi immagine sacra), numerosi monaci che si rifacevano alla spiritualità di San Basilio, nella quale le immagini sacre rivestono un importante ruolo all’interno dell’opera di evangelizzazione, fuggirono verso luoghi più sicuri. In particolare una vasta tradizione vuole che san Nicola, denominato appunto “greco” perché appartenente al monachesimo basiliano, vivesse nel monastero di San Martino di Canale in Pietrafitta (Cosenza), paese in cui presumibilmente nacque. Possiamo collocare la nascita di Nicola alla metà del X secolo e la morte negli anni tra il 1009 e il 1012, periodo del pontificato di Sergio IV.

 

Le fonti ritengono che i monaci calabri si trasferirono nelle nostre terre a causa delle invasioni saracene, alle quali furono soggette le terre del Meridione intorno alla metà del X secolo; come punto di riferimento, si può prendere l’invasione di Cosenza del 975. Si narra che ventinove monaci guidati dall’Archimandrita Ilarione, essendo risaliti da Cosenza nel Sannio, giunsero sulle rive del fiume Aventino dove si stabilirono nel cosiddetto Castello di Prata, donato ai monaci stessi, dal conte di Chieti Trasmondo per una somma di cento monete d’oro.Tale concessione sarebbe avvenuta nella “residenza estiva” del Conte, il Castello di Septe. Occorre precisare che la contea di Chieti, fu annessa, con l’avvento dei Carolingi nel IX secolo, al ducato di Spoleto, dopo aver fatto parte di quello di Benevento. Il Castello di Prata era una fortificazione longobarda entrata a far parte del patrimonio dell’Abbazia di Montecassino, ma probabilmente dismessa al tempo di cui stiamo trattando. La ricostruzione storica finora esposta risulta verosimile se messa a confronto con la vicenda storica dell’abbazia di Grottaferrata, sorta nel 1004 ad opera di un gruppo di monaci provenienti dalla Calabria bizantina sotto la guida di San Nilo di Rossano.
Nelle fonti, non si ha alcun riferimento a una sua condizione sacerdotale, a differenza delle molte note riportate sulle sue doti taumaturgiche, caritative e di guida spirituale. Il corpo fu traslato a Guardiagrele nel 1343 per volere di Napoleone Orsini che volle valorizzare la città, appartenente alla Contea di Manoppello e che aveva costituito come fulcro dell’intero comprensorio. La figura di questo Santo è parte dell’identità stessa di Guardiagrele che ne custodisce le spoglie da secoli e che non ha mai mancato di celebrarlo. San Nicola, per le sue origini, per la famiglia religiosa alla quale appartenne, per il suo legame con gli altri monaci ancora venerati in altre località abruzzesi, suggerisce l’idea di un ponte tra culture e spiritualità diverse e, per questo, è motivo di impegno per Guardiagrele.

 

I tratti della spiritualità di Nicola

 

  • Nel solco di Basilio 

Il monachesimo basiliano prevede l’impegno dei monaci nella preghiera, nello studio e nel lavoro, in base a un ritmo di vita giornaliero ben scandito. Il cenobio, però, non rappresenta affatto un mondo chiuso, ma un vero e proprio centro di apostolato, nel quale i monaci si mettono a servizio degli altri..

 

  • La vigilanza si di sé

Nicola fa proprio anzitutto il precetto della vigilanza su di sé, prestando attenzione a pensieri e sentimenti, atteggiamenti e comportamenti. Egli costruisce questa vigilanza nell’amore per il silenzio e nella preghiera.

 

  • La contemplazione di Cristo che soffre per amore

San Nicola è un autentico innamorato della Croce di Cristo: “Le sue contemplazioni erano per lo più della passione di Cristo” “Portava sul petto una gran Croce di legno, sopra la quale incrociando le braccia, con gli occhi del corpo e dell’anima sì riverente la mirava e rimirava, che parea volesse dire: io porto nel mio cuore le stimmate del Signore Gesù”.

 

  • L’amore per la preghiera

Avea Nicola questo dono da Dio, che tutto ciò che desiderasse sapere, eragli da Dio rivelato nell’orazione”.

 

  • Guida nella fede

Serviva da esempio agli altri, umile, giusto, retto, pio, prudente, amabile e utile, increpando e pungendo i vili nel cammino delle virtù, e purgando gli altri e se stesso da qualunque difetto”. “Non dicea mai nulla ad altri, se prima egli non l’avesse operato; quindi spingea tutti a seguirlo nella via della perfezione: Piangea per la perdita di tante anime, e supplicava e pregava caldamente Iddio per la salute d’ogni mortale”.

 

 

I monaci bizantini compagni di San Nicola Greco

Le fonti quasi unanimemente riferiscono del trasferimento dalla Calabria in Abruzzo di ventinove monaci sotto la guida dell’Abate Ilarione. Di questi, in particolare, sette risultano essersi distinti per santità di vita e opere di evangelizzazione, che rappresenta una caratteristica peculiare del monachesimo basiliano. Di quattro, oltre a Nicola e Ilarione, conosciamo i nomi e i luoghi delle loro sepolture: San Falco, il cui corpo riposa a Palena (CH), San Rinaldo, sepolto a Fallascoso (CH), San Franco, le cui ceneri sono custodite a Francavilla al mare (CH), Sant’ Orante (anche se si tratta di uno pseudonimo, traducibile come “uomo di preghiera”) venerato a Ortucchio (AQ). Inoltre in più di una fonte, si accenna a Santo Stefano del Lupo, venerato a Carovilli (IS), ma la sua presenza nel gruppo di Nicola sembra piuttosto improbabile. Il Marafioti e il Falcocchio riportano anche il nome di San Giovanni eremita, che operò a Rosello (CH). Il Falcocchio cita un certo san Giovanni Stabile, venerato nella diocesi di Trivento, quale altro compagno di san Nicola Greco, ma in base ad alcune ricerche effettuate, questa testimonianza è risultata priva di qualsiasi fondamento. Un riferimento a questo Santo è, invece, stato rinvenuto a Fara San Martino, ma la sua appartenenza alla comunità dei monaci guidati da Nicola è da scartare.

Se nessuna fonte parla espressamente di monachesimo basiliano (d’altra parte è difficile parlare di un vero e proprio Ordine basiliano a causa della grande autonomia dei singoli monasteri), è più che plausibile ritenere, sia in base alla provenienza sia al tipo di spiritualità cui i testi fanno riferimento, che al gruppo di monaci capeggiati prima da Ilarione e poi da Nicola appartenesse a quella corrente monastica orientale che vede in Basilio Magno e nelle sue Regole il suo punto di riferimento. Il monachesimo basiliano, alle cui regole e alla cui spiritualità tanto attinse quello benedettino, venne a svilupparsi, alla metà del secolo IV, nella zona di Cesarea, città della quale Basilio (329/331- 370/379), denominato poi “il Grande”, fu vescovo.

Pur con alcune caratteristiche comuni al monachesimo egiziano portato al massimo splendore da Antonio Abate nel secolo III, Basilio stemperò alcune caratteristiche di quel modello di vita religiosa, quali la dimensione eremitica (solitaria) o quella puramente contemplativa, rafforzando la pratica cenobitica (comunitaria) e introducendo la figura di un superiore della comunità al quale prestare obbedienza. Il monachesimo Basiliano prevede l’impegno dei monaci nella preghiera, nello studio e nel lavoro, in base ad un ritmo di vita giornaliero ben scandito. Il cenobio, però, non rappresenta affatto un mondo chiuso. Esso è un vero e proprio centro di apostolato, nel quale i monaci si mettono a servizio degli altri, anche istituendo vere e proprie “cittadelle” a carattere sociale, dette anche “Basileidi”, dove i monaci danno ancora oggi lavoro ai bisognosi e assistono malati, orfani e poveri. Possiamo così dire che nella vita monastica basiliana, organizzata in base alle due regole – in realtà da intendersi quali consigli di vita per ogni cristiano – dettate dal fondatore (Regulae fusius tractatae e Regulae brevius tractatae), l’esperienza della meditazione e del raccoglimento, volta a incontrare se stessi e Dio, ben si fonde con l’attitudine all’incontro e al servizio.

Il culto di San Nicola Greco


Le fonti unanimemente riferiscono della spontanea e massiccia venerazione nei confronti di Nicola, fin dai giorni immediatamente seguenti la sua morte, da parte delle popolazioni della valle dell’Aventino, che lo acclamarono ben presto con il titolo di Santo. La sua tomba, presso una chiesa forse a lui dedicata, in una zona presumibilmente oggi occupata dal lago di Casoli, divenne da subito meta di pellegrinaggi. Si riporta la tradizione dei numerosi miracoli attribuiti al nostro Santo sia prima che dopo la sua traslazione a Guardiagrele. In particolare, si fa riferimento a numerosi casi di problemi motori ed alcuni disturbi psichici. E’ interessante sottolineare il riferimento ad una particolare fragranza emanata dal corpo del Santo e l’indicazione della provenienza di molti pellegrini da Lanciano.

Lo stesso trasferimento delle reliquie in una Guardiagrele che andava sempre di più assumendo un ruolo di guida per le comunità della fascia pedemontana orientale della Maiella sta ad indicare un ruolo di primo piano riconosciuto a San Nicola nel panorama della devozione religiosa. Del culto guardiese di San Nicola abbiamo testimonianze nell’epigrafe di dedicazione della chiesa dei Conventuali ai Santi Francesco e Nicola Greco abate e protettore avvenuta nel 1382 e nei Brevi di indulgenze concesse dai vescovi Giovanni di Bagnorea nel 1343 e Francesco di Valva nel 1400. Numerose sono le testimonianze dei grandi afflussi di pellegrini a Guardiagrele – perdurati fino agli anni ’50 del ‘900 – in occasione della festa di San Nicola, che si celebra ogni anno la terza Domenica di Maggio, come significative sono le immagini che riproducono la ingente quantità di ex-voto custoditi in alcuni locali limitrofi all’urna del Santo.

 

Nel 2012 è stato solennemente celebrato il millennio dalla morte del Santo con un “Anno Nicolaiano”, che ha visto la ripresa degli studi sulla figura di Nicola e sul monachesimo basiliano in terra d’Abruzzo, una Peregrinatio del Corpo del Santo, sottoposto a ricognizione canonica, conclusasi con la venerazione in Piazza San Pietro del Papa Benedetto XVI. Da questa esperienza è nata la Fondazione San Nicola Greco con il compito di promuovere la conoscenza di San Nicola Greco e di rendere il suo messaggio e il insegnamento fertili per la crescita civile, culturale e spirituale di Guardiagrele.